Data center in Italia: criteri di progettazione per infrastrutture AI-Ready e sostenibili nel 2026
Tempo di lettura: 4 minutiData center in Italia: criteri di progettazione per infrastrutture AI-Ready e sostenibili nel 2026
Con investimenti in Italia oltre i 10 miliardi di euro previsti solo per il biennio 2025-2026, il salto dell’AI impone un adattamento radicale per la sostenibilità nella progettazione dei data center. Se da un lato burocrazia e scarsità di spazi complicano la selezione dei siti, dall’altro la sfida tecnica si gioca su nuove tecnologie di raffreddamento e sul contenimento dei consumi energetici. Strategie “future proof” devono prevedere come mitigare i rischi di obsolescenza e l’incertezza del permitting.
Perché la Lombardia è il gateway strategico per il Mediterraneo
Fino a pochi anni fa, l’acronimo FLAP (Francoforte, Londra, Amsterdam, Parigi) definiva il perimetro consolidato dell’infrastruttura digitale europea. Oggi, il baricentro si sta riposizionando nel Mediterraneo, e l’Italia assume la funzione strategica di gateway naturale per i grandi cavi sottomarini che collegano Asia e Africa all’Europa continentale.
In questo scenario, la Lombardia agisce da magnete per gli investimenti degli Hyperscaler, concentrando già oggi oltre la metà dei data center italiani, grazie anche alla presenza strategica del MIX (Milan Internet Exchange), che garantisce l’interconnessione a bassa latenza necessaria per i servizi Cloud critici. Non si tratta di proiezioni ottimistiche, ma di cantieri aperti e capitali allocati.
La notizia che ha dominato l’ultimo anno è l’investimento di 4,3 miliardi di euro da parte di Microsoft per espandere la sua infrastruttura Cloud e AI nel nord Italia. In termini infrastrutturali, significa scavi, posa di fibra, nuove sottostazioni elettriche in Alta Tensione e la necessità di certificare migliaia di chilometri di cavi in tempi strettissimi. Questi volumi di investimento portano con sé una pressione operativa senza precedenti. La sfida non è “se” costruire, ma “come” farlo abbastanza velocemente senza compromettere l’affidabilità futura.
Progettazione data center nell’era AI: oltre l’edificio, verso la “macchina termodinamica”
Il termine “cloud” evoca un’impalpabilità che si scontra con la realtà fisica del cantiere: lo “scheletro” dell’AI è composto da calcestruzzo armato, tonnellate di acciaio e una “fame” costante di energia. Per chi deve prendere decisioni oggi, la prima regola è dimenticare il concetto di data center come “magazzino” per i server.
L’avvento dell’Intelligenza Artificiale Generativa e dell’HPC (High Performance Computing) ha stravolto le metriche fondamentali di dimensionamento. Non si progetta più per superficie calpestabile, ma per densità del rack. I carichi di lavoro dell’AI richiedono chip che generano un calore tale da rendere obsoleti i sistemi di raffreddamento ad aria tradizionali.
Stiamo realizzando vere e proprie “macchine termodinamiche” complesse. L’obiettivo oggi è evitare il rischio di investire milioni in un’infrastruttura che tra cinque anni non sarà in grado di ospitare l’hardware di nuova generazione.
Le normative di riferimento definiscono standard modulari che coprono ogni aspetto, ma è la capacità di integrazione ingegneristica a fare la differenza. Come previsto dalla ISO/IEC TS 22237, evoluzione della EN 50600, la progettazione deve seguire un framework olistico, lavorando su tre assi simultanei:
- Availability classes: la garanzia di continuità operativa strutturata su 4 livelli.
- Protection classes: un sistema di classificazione basato sull’analisi del rischio fisico (incendi, intrusioni, allagamenti) che definisce “come” costruire e proteggere l’infrastruttura.
- Energy efficiency enablement: l’obbligo di predisporre livelli di misurazione granulari dell’energia (1-3), indispensabili per certificare il PUE reale.
Tecnologie avanzate per l’high density: liquid cooling e recupero termico
In un contesto di costi energetici volatili, l’obiettivo primario è mantenere il PUE (Power Usage Effectiveness) reale il più vicino possibile al valore ideale di 1.0, abbattendo la media attuale.
Per supportare rack ad alta densità (>50kW) dedicati all’AI, l’ingegneria di oggi integra soluzioni avanzate:
- Direct-to-Chip (D2C) Liquid Cooling. Ormai indispensabile per l’HPC, permette di rimuovere il calore direttamente alla fonte con un’efficienza irraggiungibile per l’aria.
- District heating. Il calore generato dai server viene trattato come una risorsa, progettando scambiatori per immetterlo nelle reti di teleriscaldamento, applicando una logica di economia circolare.
Il vincolo progettuale critico diventa quindi garantire che l’infrastruttura sia pronta per l’AI (AI-Ready) ora, ma flessibile abbastanza per le tecnologie di raffreddamento di domani.
La strategia “brownfield” come soluzione chiave per i nuovi siti
Se la tecnologia corre, la burocrazia e il territorio seguono logiche più rigide. In un contesto densamente antropizzata come l’Italia, il consumo di suolo vergine (greenfield) è sempre meno sostenibile.
A questo si aggiunge la complessità normativa locale. Il recente Decreto del Sindaco Metropolitano di Milano n. 122 del maggio 2025 ha introdotto regole stringenti per la pianificazione dei data center, imponendo una maggiore integrazione urbanistica e ambientale.
La risposta ingegneristica più intelligente – e spesso l’unica percorribile – risiede nel brownfield: la rigenerazione di aree industriali dismesse. Questo approccio richiede spesso una gestione incisiva per affrontare iter complessi e interventi di bonifica. La disponibilità di potenza è un altro “collo di bottiglia” da considerare: trovare 50 o 100 MW in Alta Tensione non è scontato e richiede studi di fattibilità precoci sulla rete Terna o distributori locali.
Mitigare il rischio e l’incertezza nel time to market dei data center
Affrontare progetti di questa portata – dove convergono ingegneria civile, termotecnica, elettrica di potenza e telecomunicazioni – frammentando l’incarico su più partner tecnici è un rischio non trascurabile. Il coordinamento tra impiantisti, strutturisti ed esperti di permitting può diventare facilmente il punto di rottura che causa extra-costi e ritardi nel time to market.
HQ Engineering Italia risponde a questa complessità con un approccio integrato che unisce le competenze di tre Business Unit sinergiche:
- Ingegneria e permitting. Riduzione dell’incertezza autorizzativa attraverso la gestione integrata delle pratiche e la validazione preventiva dei siti brownfield.
- Energia. Garanzia di stabilità energetica e compliance ESG mediante la progettazione di impianti rinnovabili on-site e sistemi di accumulo (BESS).
- Infrastrutture TLC. Continuità operativa dei servizi Cloud critici assicurata da interconnessioni in fibra a bassa latenza con ridondanza fisica dei percorsi (Dual Entry Path).
HQ Engineering traduce questa complessità multidisciplinare in certezza esecutiva, garantendo un asset performante, sostenibile e pienamente conforme ai requisiti dell’high density.
Contattaci per una consulenza tecnica.